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McDonald’s Corporation serve pasti attraverso una rete in cui circa il 95% dei ristoranti era in franchising al 30 giugno 2026. Il cliente paga il gestore indipendente del ristorante; gli affiliati tradizionali pagano poi a McDonald’s un affitto e royalty legati alle vendite, con un affitto minimo. Nei ristoranti gestiti direttamente dalla società, McDonald’s incassa invece direttamente i ricavi dei pasti. Gli affiliati decidono su personale, marketing e prezzi a livello locale, mentre McDonald’s in genere possiede o prende in affitto terreni ed edifici dei ristoranti in franchising tradizionale. I costi di occupazione degli immobili e i costi societari restano parte del suo modello economico. Un’attività con una forte quota di franchising ha quindi comunque bisogno di una rete di ristoranti sostenibile e di risorse per sostenerla.
Le vendite comparabili negli Stati Uniti sono cresciute dello 0,8% nel secondo trimestre del 2026. La direzione attribuisce la crescita soprattutto a uno scontrino medio più alto, cioè a clienti che spendono di più a ogni visita, anche grazie a un mix di prodotti favorevole, in parte compensato da un minor numero di clienti comparabili. Acquisti più consistenti possono sostenere affitti e royalty legati alle vendite anche senza un aumento delle visite. La domanda è per quanto tempo questo possa durare se il numero di clienti continua a indebolirsi.
Conta anche da dove arriva la crescita dei profitti. Nel secondo trimestre del 2026, al netto degli oneri registrati nei due periodi, la direzione attribuisce la crescita del ai maggiori margini da franchising trainati dalle vendite e agli altri proventi operativi, in parte compensati dalle maggiori spese amministrative in International Developmental Licensed Markets & Corporate. Il miglioramento dei profitti del gruppo non permette quindi di isolare il contributo della rete di ristoranti.
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